A lezione dall’ulivo e da Alberto
Da qualche mese sto provando a curare (quasi) autonomamente i miei ulivi. Il mio amico Alberto, mi istruisce e, nell’ultimo incontro mi ha mostrato come, sul tronco dell’ulivo potato e già carico di frutti, nascano dei nuovi rami che, in gergo, si chiamano “succhioni”. Belli da vedere, verdi e rigogliosi ma… vanno eliminati, potati alla base. Questi nuovi rami, succhiano (da cui il nome) energia alla pianta, senza dare nulla in cambio e mettendo a rischio il raccolto. Il passo dal campo alla metafora è stato breve e il pensiero è volato ai tanti che, tante volte, si attaccano come succhioni, ti prendono le energie senza darti nulla in cambio. E allora, il contadino che voglia tenere pulito il proprio campo e che voglia mietere il proprio raccolto ha una sola scelta: armarsi di un paio di buone forbici, guanti, mettere in conto qualche graffio e qualche insetto molesto e potare, senza pietà, senza farsi distrarre da quanto un succhione sia grazioso o da se, in futuro, un succhione possa diventare un ramo con dei frutti. Il raccolto della vita va mietuto ogni momento, non ci si può affidare ad un futuro incerto perdendo tempo con chi si mostra carino ma senza sostanza, con chi ti ruba energia senza mai darti una mano a mietere.



