In realtà, il mondo si divide tra chi decide di spendere qualche euro al mese per non fare mai la fila ai caselli autostradali, preferendo impiegare il tempo risparmiato in attività più interessanti, redditizie o divertenti, e chi invece preferisce risparmiare qualche euro al mese, bruciando ore ai caselli e sottraendole proprio ad attività più interessanti, redditizie o divertenti. Intasando così i caselli fino a impedire persino a chi potrebbe procedere più velocemente di usare la corsia Telepass e saltare la fila. E, naturalmente, lamentandosi poi della fila stessa danno la colpa a tutti, dalla Meloni a mio zio idraulico, da Gesù alla Nasa.
Questo secondo atteggiamento, che — ahimè — riguarda la maggioranza di questo Paese, è lo specchio del baratro sul quale ci troviamo socialmente, economicamente e culturalmente. È la stessa maggioranza che non va a votare ma pretende che le cose cambino, che fatica a leggere e scrivere ma sente il bisogno di dire la propria su tutto. È anche quella pronta a salire su un podio morale per giudicare chi prova a fare meglio o chi ha di più perché si impegna, pronta a bollare tutto come “fortuna” o “complotto”.
La stessa maggioranza che, in estrema sintesi, avrebbe anche rotto il cazzo
