Elegia del macchiatone

Indeciso simbolo del nostro indeciso tempo

O macchiatone,
figlio esitante di un caffè che non ha avuto il coraggio di restare tale e di un latte che non ha osato diventare cappuccino, ti celebriamo oggi come simbolo perfetto del nostro tempo.

Non sei scelta, sei sospensione.
Non sei gusto, sei diplomazia liquida.
Non svegli davvero, non consoli fino in fondo:
tieni compagnia, come fanno le mezze idee.

Sei nato dopo il caffè — troppo deciso, troppo definitivo — e dopo il macchiato — ancora pericolosamente vicino a una presa di posizione.
Sei cresciuto nell’ombra del cappuccino,
che almeno ha la dignità di dichiararsi per quello che è.

Tu no.
Tu resti lì, nel mezzo,
con quella schiumetta educata
che non disturba e non convince nessuno.

O macchiatone,
bevanda delle riunioni inconcludenti,
delle opinioni sfumate,
dei “sì, però” e dei “vediamo come va”,
tu sei il rito quotidiano e veltroniano di chi teme l’amaro ma diffida anche del dolce.

Ti si ordina con un mezzo sorriso,
come a dire: “Non voglio esagerare.”
E invece si esagera proprio lì,
in quella prudenza elevata a sistema,
in quella tiepidezza spacciata per equilibrio.

Eppure, macchiatone,
non ti giudichiamo.
Ti riconosciamo e basta. Come l’effetto di un tempo strano e indeciso.

Perché in fondo
non sei altro che lo specchio perfetto
di una società che ha imparato a diluire tutto:
le idee, le parole, le scelte — e persino il caffè.

E così ti beviamo, lentamente,
convinti di stare scegliendo qualcosa.
Mentre, in realtà, stiamo solo e accuratamente evitando di farlo.