Le olimpiadi, la zampogna, il Re Sole, Mazinga e gli struffoli.
A me le pompose cerimonie di apertura delle Olimpiadi (ma anche le altre, comprese quelle del torneo della bocciofila parrocchiale, ad esempio o dei boy scout al campo estivo) provocano lo stesso entusiasmo di una riunione di condominio a luglio, senza aria condizionata e con il vicino che disquisisce di millesimi: gonadi ridotte a zampogne. Orchite acuta. Esperienza extra corporea di premorte compresa la luce in fondo al fucking tunnel.
Ore di coreografie criptiche in cui migliaia di persone mimano concetti sicuramente profondissimi, che però nessuno capisce (a partire dal coreografo), mentre il pubblico applaude per riflesso condizionato — Pavlov, sei tu? — e politici e VIP contano mentalmente i minuti che li separano dal tavolo prenotato da Cracco o dalla SPA del loro cinque stelle, con buona pace dei cinque cerchi. Va bene tutto ma bisogna anche coccolarsi.
Uno sfarzo titanico, con un impatto ambientale pari a quello di una portaerei nucleare usata per andare a pesca. Giochi di luci, fuochi, droni, effetti speciali degni dell’incoronazione del Re Sole, ma con meno anima e più sponsor. Molti di più. Moltissimi. E con Mattarella che arriva in tram guidato da Valentino Rossi evidentemente in cerca di un po’ di evasione (ops, sono davvero una brutta persona che fa battute grevi). E con la brava cantante di turno, in puro stile americano e pure in playback, che canta l’inno come la seconda parte di Marco se n’è andato (è mi sa che neanche stavolta ritorna).
E gli atleti? Quelli che si allenano all’alba, sotto la pioggia, tra sacrifici, muscoli da potenziare e tendiniti? Ridotti a comparse sorridenti che sfilano facendo video col telefono, come quelle mascotte che muovevano la testa dai lunotti delle macchine negli anni ’90: felici per finta, a fare i commessi di un gigantesco centro commerciale dello sport.
E allora, chi si è fatto un mazzo così per arrivare fin lì diventa la cornice. Il quadro, invece, è un tripudio di retorica, effetti speciali e discorsi solenni che celebrano, di fatto, il nulla.
Per fortuna, da oggi ci saranno le gare, la parte davvero bella di una manifestazione simile. Gli atleti faranno gli atleti e gli spettatori faranno quello che gli compete, tifare, emozionarsi, arrabbiarsi. Almeno fino alla “cerimonia di chiusura” per la quale voglio sperare che si palesi il Grande Mazinga e tutto l’Impero delle Tenebre.
Tuttavia bisogna avere lo spirito olimpico e bisogna essere tutti più buoni (anche senza fare caso che nessuna guerra è stata sospesa per questi giochi). Essere buoni, un po’ come a Natale, ma senza neanche il conforto degli struffoli.



