Testimoni di Geova e Referendum

E anche oggi, mentre prendevo un caffè in santa pace, uno di quelli che un amico ha definito “testimoni di Geova del No” si è sentito in dovere di provare a salvarmi dalla sciagura antidemocratica, anticostituzionale e fascista che, a quanto pare, sarebbe il prossimo referendum. E che, ricordiamolo, è stato approvato dal Presidente della Repubblica, ratificato da quattro passaggi in un Parlamento eletto democraticamente (giusto?) e con una maggioranza più ampia di quella del governo.

Volevo comunicare che per me basta così: io sono fuori dalla mischia. Ho deciso come votare, dopo aver letto la riforma, aver constatato che è esattamente quello che mi aspettavo da anni e preso atto che, in questo Parlamento, tutti — magari in altri tempi — sono stati a favore di questa riforma che oggi non appoggiano per mero calcolo politico.

Mi duole affermarlo, ma questa campagna elettorale ha fatto davvero schifo. Non trovo altri termini. Da una parte c’è chi ha preferito buttarla in rissa (a partire da magistrati di primo piano fino ad ex primi ministri), senza affrontare i contenuti, nel maldestro tentativo di affondare il governo, che però non ha legato il proprio destino all’esito. Aizzando gli elettori a scannarsi e arrivando ai paradossi di Gratteri o alle affermazioni senza senso di alcuni partiti che urlano al golpe.

Dall’altra parte, però, c’è un fronte che (tranne rari casi — Mulè contro Woodcock su tutti) non ha avuto finora quel colpo d’ali per sollevarsi dal caos creato ad hoc solo per disorientare e spaventare gli elettori. Sguazzando in una mediocrità di contenuti talvolta avvilente, facendo autogol clamorosi e arrivando perfino ad autosabotarsi per puro dilettantismo politico. Tutta roba che, nell’era della comunicazione globale, si paga.

Per la prima volta in vita mia ho avuto la tentazione di non andare a votare, per semplice protesta. Ma devo dare conto alla mia coscienza e alla mia coerenza. Astenersi come mero calcolo politico ha un valore ben preciso; stare a casa per far capire a qualcuno che le campagne referendarie non si fanno così sarebbe stato un atto di onanismo. Non avrebbero capito e io avrei rinunciato a sostenere una riforma che condivido.

Quindi lasciatemi stare. Non voglio sapere (né qui, né se ci incontriamo di persona) perché votate No: è il vostro sacrosanto diritto e io lo rispetto. E non voglio neanche sapere perché io dovrei votare No. Sono una mente pensante, capisco benissimo ciò che leggo, sono dotato di pensiero critico, seguo la politica da oltre 30 anni e ho una memoria di ferro: ricordo benissimo cosa sostenevano i beniamini del No che oggi, in nome di una sciagurata e disordinata opposizione, rinnegano.

Tuttavia vi voglio sempre (abbastanza) bene e, se vi incontro, vi pago anche il caffè.