Simone, i piedi, le ombre…

Simone, i piedi, le ombre e la “teoria della seconda possibilità”

Osservando Simone – e altri bimbi – nella loro relazione con i nonni, ho elaborato la teoria della “seconda possibilità”. I nonni vivono, nella relazione con i nipoti, ciò che non hanno vissuto con i loro figli (cioè noi). Riversano la loro affettività non espressa quando il loro ruolo era quello di genitori. Tirano fuori un lato tenero, sconosciuto. Sono prodighi di complimenti e regali. Vivono la loro seconda possibilità, forse anche sentendo il tempo che passa, cercando di recuperare ciò che avevano lasciato indietro. Non per colpa, assolutamente. Solo perché inesperti nel loro ruolo, presi dalle vicissitudini della vita che, esattamente come capita alla nostra generazione, li ha trovati nel mezzo del guado, impegnati anima e corpo a tenere tutto insieme.

In queste ultime settimane, però, la mia “teoria della seconda possibilità” ha avuto un nuovo sviluppo. E riguarda noi genitori. Grazie alla grande avventura che è la crescita di un bambino, “siamo costretti” a ricordare, rivivere, rielaborare. Davanti alle domande di Simone spesso scavo nella memoria, ritrovando pezzi di me che altrimenti sarebbero andati persi. Dal piatto preferito alla sigla di un cartone, a Babbo Natale, ai risultati scolastici, alla relazione con i compagni di giochi, con i genitori, con i nonni: è tutto un ricordare. Nel senso più nobile del termine re-cordari, riportare al cuore, cioè far rivivere.

Quindi anch’io sto vivendo una seconda possibilità: quella di non lasciare all’oblio, di riversare su un’altra persona il mio vissuto, in una linea immaginaria che unisce tutto. Toccando con mano cosa significhi dare continuità. Ed è una cosa profonda, una cosa che si avverte nel DNA: le mie esperienze si saldano a una nuova generazione che comincia a calpestare questo mondo sul quale, più che di beni materiali, è bene essere dotati di uno zaino pieno di valori, parole, pensieri, risate, pianti, LaFamosaSquadraG, pasta e ceci, microscopi, Lego… che, messi insieme, saranno la cassetta degli attrezzi migliore che potrò consegnare a mio figlio.

“Angelo guarda come sono cresciuto si vede anche dall’ombra… facciamo una foto!”, mi ha detto ieri sera. E non ho potuto fare a meno di pensare che verrà un momento in cui la sua ombra sarà più alta della mia. E quello probabilmente sarà anche il momento in cui non vorrà più farsi una foto insieme. Ma ciò che non verrà mai sarà il momento in cui i miei piedi non cammineranno con i suoi,

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