Riflessione ad uso e consumo di imprenditori… ma non solo!
Credevo di essere una “ditta individuale” ma ho un socio. Un socio che non viene mai a lavoro, che mi obbliga a gravare il mio listino di un 21% (e presto di un 22%), a pagare ai miei dipendenti metà della loro busta paga (e anche un loro socio, ma loro non lo sanno). Un socio che mi obbliga a pagarmi contributi per una pensione che non avrò mai ma che nel frattempo paga pensioni anche da 31mila euro al mese, che mi costringe ad assicurarmi all’Inail ma che si ma faccio male non mi riconoscerà un euro di copertura. Ho un socio di maggioranza e non lo sapevo, un socio che non rischia con me, che mi lascia sempre solo se ho bisogno. Un socio che può decidere di aumentare i costi del carburante che mi serve per andare a lavoro o che decide di farmi pagare salate tasse su un immobile o per la manutenzione di strade-groviera. Questo socio, essendo di maggioranza, mi impone leggi assurde sulla privacy, sulla sicurezza, manda in giro i suoi sicari a controllare scontrini da un euro, mentre mi deruba di migliaia di euro con mille scuse. Questo socio, in cambio di tutto ciò, dovrebbe offrirmi tutela, servizi, garanzia… nei fatti offre pochissimo e al momento giusto, da cattivo giocatore di poker, fa saltare il tavolo. Il mio socio, è così forte, che indipendentemente dai risultati dell’azienda pretende una parte di utili, che anche quando non ci sono li presume, con il raggiro degli studi di settore. Il mio socio è amico delle banche ma per i cazzi suoi, con i miei soldi le aiuta ma se ho bisogno io non mi conosce e non conosce neanche loro.
Questo socio è lo Stato Italiano, che usa gli imprenditori come bancomat per tutelare gli interessi di pochi a spese di molti. Uno Stato rappresentato da politici che hanno bisogno di mantenere lo statu quo per poter mantenere i loro privilegi.
