Come stanno le cose: si stava peggio quando si stava peggio!
Il web è impazzito per la riproposizione, da parte di TIM, dello storico spot “SIP” con Massimo Lopez: “Una telefonata allunga la vita”. Sono stato tra quelli che l’hanno visto in diretta qualche sera fa e, lo ammetto, ho provato un inevitabile moto di nostalgia. E non ho potuto fare a meno di pensare a quanto le pubblicità fossero costruite bene in quegli anni: memorabili, semplici, efficaci, mini film con grandi regie.
Subito dopo, però, mi è tornato in mente un dettaglio meno romantico. Quando TIM si chiamava SIP era un monopolista, e io sono sufficientemente vecchio — e decisamente poco smemorato — per ricordare quanto costasse, concretamente, telefonare.
L’allaccio al telefono fisso costava oltre 100.000 lire (circa 51 euro);
C’era un canone mensile intorno alle 34.000 lire (circa 18 euro) per i privati e ancora di più per le aziende;
C’era lo scatto alla risposta e le telefonate si pagavano a scatti (tra 2.500 e 4.000 lire l’ora, cioè 1,3–2,1 euro);
Le interurbane (fuori comune!) costavano almeno il doppio;
Una linea dati “ISDN” costava circa il doppio delle cifre sopra riportate;
La prima SIM messa sul mercato costava 100.000 lire.
Chiamare da cellulare poteva arrivare a 2.500 lire al minuto, non esistevano le prepagate e c’era una salata “tassa governativa” da pagare sul contratto.
Poi sono arrivate la concorrenza, la tecnologia, la legge Bersani e la normativa europea sulle comunicazioni, e — uno dei rari casi nella storia dei servizi italiani — il consumatore ha davvero iniziato a risparmiare.
Per questo, al netto della nostalgia e della qualità indiscutibile di quello spot, vale la pena ricordare che telefonare era sì una necessità, ma anche un piccolo lusso che SIP faceva pagare a peso d’oro. Sarà pur vero che una telefonata allungava la vita; di certo, però, accorciava il saldo del conto corrente e il buon Lopez di fatto sceglieva se morire o essere povero.



