Pasqua in anticipo

Un discorso da vecchi

Nell’anno Domini 2026 può capitare che, a inizio febbraio, ben prima perfino del martedì grasso, entri al supermercato per fare la spesa e ti ritrovi già circondato da uova di Pasqua e colombe. Hai ancora qualche candito tra i denti, non hai finito di digerire il panettone, e già ti ricordano che devi correre verso la prossima festa.

Di fatto, la fretta è diventata il nostro calendario ufficiale. Il vero planner dell’uomo moderno. Non viviamo più le stagioni: le anticipiamo. Il presente non si gusta, si scarta per arrivare subito a ciò che viene dopo. Il Natale finisce quando iniziano i saldi, l’inverno quando arrivano le colombe — e le fragole fuori stagione — e l’estate quando compaiono i quaderni per la scuola, e così via.

Siamo sempre in anticipo su qualcosa e così finiamo per essere in ritardo su noi stessi. La pubblicità ci insegna a desiderare ciò che non è ancora arrivato e ciò che non possediamo — e magari nemmeno ci serve — mentre quello che stiamo vivendo, qui e ora, passa in secondo piano, fuori fuoco.

Una piccola rivoluzione oggi sarebbe concederci il lusso di arrivare alle cose quando è il loro momento, gustando il tempo dell’attesa come preparazione a qualcosa di bello e non come un vuoto da riempire di cianfrusaglie e riti inutili.

Perché la fretta riempirà pure i carrelli, ma svuota il tempo. E il tempo, quello vero, non lo vendono alla Coop.