L’eclissi, i piedi, gli uomini primitivi e il pilota d’aereo
Ed eclissi fu. Non secondo le aspettative fotografiche: sotto un cielo incerto, dopo un temporale arrivato con una puntualità quasi beffarda, proprio dopo settimane di cielo praticamente sempre pulito. Tuttavia, l’esperienza è stata incredibile.
Assistere a un fenomeno astronomico di questo tipo, di tanta bellezza e suggestione, non fa che ricordarci che, in fondo, siamo esseri piccoli in uno sterminato universo, che esisterebbe anche senza di noi. A prescindere da noi. E allora si vive il paradosso che, per restare con i piedi ben piantati per terra, bisogna alzare gli occhi al cielo: stupiti, rapiti, forse persino impauriti.
È stata questa la sensazione che ho visto negli occhi delle tante persone presenti e che, alla fine del fenomeno — che in realtà era il tramonto — non hanno potuto fare a meno di applaudire. Forse con la stessa meraviglia degli uomini primitivi che assistevano a fenomeni simili senza comprenderli e, nel dubbio, facevano sacrifici agli dèi. Forse non ci siamo mai evoluti davvero e quell’applauso è stato semplicemente il ringraziamento a un dio benevolo che ci ha offerto un’ora di spettacolo gratuito.
P.S. È comunque molto meglio applaudire al Sole che si eclissa che al pilota che fa atterrare un aereo.



