26 giugno 2026 – Sarà almeno la centesima volta che guardo Indiana Jones e l’Ultima Crociata e, puntualmente, ogni volta che Indy trova il Sacro Graal e prende il via tutta la sequenza finale, mi emoziono come fosse la prima.
Indiana Jones alimenta il mio immaginario praticamente da sempre. Da bambino, e ancora oggi, quell’archeologo capace di passare con assoluta naturalezza dalla cattedra universitaria alle avventure più incredibili mi ha accompagnato in mondi straordinari, fatti di misteri, storia, leggende e luoghi esotici. È uno di quei personaggi che riescono a ricordarti che la curiosità è una forma di libertà e che l’avventura non è soltanto un viaggio, ma soprattutto un modo di guardare il mondo.
Forse è anche per questo che continuo a rivedere questi film: perché riescono a tenere vivo quel bambino che, troppo spesso, finiamo per mettere da parte quando qualcuno, a un certo punto della vita, ci convince che sia arrivato il momento di essere “adulti”. E invece crescere non dovrebbe significare smettere di stupirsi.
Amo tutti i cinque film ma L’Ultima Crociata, in particolare, rappresenta per me il punto più alto della saga. Il rapporto tra Indiana Jones e suo padre, interpretato da un monumentale Sean Connery, è scritto e recitato alla perfezione, alternando ironia, tenerezza e tensione. Il film riesce anche a chiudere il cerchio sul passato del professore, raccontandoci il suo passato di scout, come abbia ottenuto il suo iconico cappello Fedora, la cicatrice sul mento, la frusta e persino il soprannome “Indiana”. Sono dettagli che arricchiscono il personaggio senza togliergli fascino, anzi, lo rendono ancora più umano.
Quindi il migliore non solo per l’avventura, non solo perché spettacolare ancora oggi, ma perché è un film che parla di ricerca: del Graal, certo, ma anche del rapporto tra padre e figlio, della fede, della conoscenza e, in fondo, della parte migliore di noi stessi e che si materializza nel sacrificio nel tentativo di salvare il padre e nel abbandonare proprio il Graal, non lasciandosi andare alla tentazione che avrebbe portato l’eroe a perdere se stesso. Forse è proprio questo il motivo per cui, anche dopo cento visioni… aspetto già la prossima…
