Crans-Montana: quando gli adulti non ci sono
Una considerazione difficile…
Ho provato a non pensarci. A evitare le immagini, le notizie, il brusio e le chiacchiere che si diffondevano ovunque. A non affrontare quello che è successo in Svizzera, a quei poveri ragazzi intrappolati nel locale di Crans-Montana. Ma è stato impossibile. Quelle immagini ti cercano, ti trovano e poi ti restano addosso.
Io non riesco a guardare questa tragedia se non da genitore. E da genitore mi chiedo come sia possibile lasciare dei minorenni da soli, a festeggiare tra loro, senza nessuno che si prenda davvero la responsabilità di ciò che stava accadendo. Mi chiedo come possa essere aperto al pubblico un locale evidentemente non a norma, insonorizzato con pannelli comprati al Brico, dove si servono superalcolici a chi proprio non deve berli, sia per motivi etici che fisiologici.
E a me, pare proprio evidente, come proprio l’alcol abbia abbassato la soglia di attenzione. Il pericolo non è stato riconosciuto, frutto avvelenato dell’assenza di una cultura del limite, della “paura sana”. Un soffitto che prende fuoco non è più qualcosa da cui scappare, ma un’immagine da filmare e pubblicare. E ancora una volta allora torna l’assenza degli adulti. Di qualcuno che avrebbe dovuto afferrare quei ragazzi e portarli fuori, senza discutere, a calci se necessario.
Poi ci sono le famiglie, sulle quali da giorno medito amaramente. Ragazzi tra i 14 e i 17 anni, lontani da casa, autorizzati a partecipare a una festa dove si sapeva che sarebbe girato l’alcol e chissà quali altri eccessi si sarebbero compiuti. E allora mi chiedo: è davvero libertà questa? Cosa c’è di educativo nel dire sì a qualcosa che sappiamo essere fuori dalle regole? Un genitore non può più dire no, anche davanti al pericolo manifesto? Probabilmente è un ragionamento da vecchi. Forse un giorno toccherà anche a me fare finta di non sapere, perché “lo fanno tutti” o perché non avrò la forza di negare a mio figlio qualcosa. Ma so una cosa: se fossi io ad aver dato quel permesso, non riuscirei a vivere con il peso di quella responsabilità.
Va da sé che la condanna per i gestori del locale e per chi avrebbe dovuto controllare è totale, senza alcun dubbio o riserva. Ma non basta. Perché questa non è solo una storia di colpe individuali: è il racconto di un’assenza collettiva. E quando gli adulti non ci sono, a pagare il prezzo più alto sono sempre i ragazzi.



